Avrei voluto scrivere due cose su questo argomento in un momento migliore, visto che fatico a coordinare le dita con la tastiera, ma credo che Zio Maurizio meriti lo sforzo. Non me ne vorrà chi legge se troverà qualche imprecisione, sebbene abbia la sufficiente lucidità (credo) per vedere eventuali errori o strafalcioni.
Zio Maurizio è la summa del baby boomer. E io non sono pronto ad abdicare a tutto questo. Zio Maurizio se ne è andato stamattina come probabilmente me ne andrò io: si è incazzato a morte (è il caso di dirlo) con qualcuno che non ha fatto il suo.
Zio Maurizio mi ha insegnato a sciare, ma soprattutto mi ha insegnato cosa significa sbattersene il cazzo di tutte le aspettative sociali che l’universo ti mette davanti. Mi ha insegnato cosa significa andare avanti e perseguire quello che si vuole perché rispecchia quello che si è.
Zio Maurizio ha trasformato una comunità di pastori ovini che facevano la transumanza dall’agro pontino ai monti simbruini in un’azienda di successo e proiettata verso il duemila. Uomo di scarsa cultura ma di indubbie qualità imprenditoriali, ha preso in mano una realtà e l’ha fatta crescere dando lavoro e prospettiva a tutta la sua famiglia, zii e cugini di umili prospettive.
Zio Maurizio è stato vicino ai suoi figli nelle loro attività imprendioriali, dando loro modo di crescere e di aprirsi a prospettive inaspettate. Sapeva come muoversi, come affrontare questo mondo che lui aveva imparato, con tanti sacrifici, a conoscere, e a mettere in condizione i suoi figli di prosperare.
Zio Maurizio mi ha insegnato a sciare, ma questo lo abbiamo detto. Ma quello che mi ha insegnato davvero, sebbene la nostra frequentazione sia stata sporadica, è quando c’è da festeggiare davvero. Non di certo quando le convenzioni sociali lo impongono (matrimoni, comunioni, cresime, battesimi) ma quando si fanno delle scelte di vita consapevoli.
Fra qualche ora si terrà il suo funerale, e io di norma ai funerali non vado. In questo caso, però, mi sento davvero l’esigenza di onorare una persona che, fino a un mese fa, quando mi vedeva era felice e non mancava di far evincere la propria felicità, fosse pure con un piccolo dono.
Avrei dovuto forse riconoscere maggiore onore a una persona che ha fatto delle scelte drastiche, nella sua vita, per raggiungere quella che riteneva la sua felicità. Perché poi a un bivio ci siamo passati, o ci passeremo, tutti. E spesso anziché scegliere l’una o l’altra strada torniamo indietro dove siamo più comodi. Lui no. Lui da bravo boomer ha scelto la strada che riteneva giusta, e il tempo gli ha dato ragione.
Zio Maurizio è un simbolo di un’era che se ne sta andando, e io non credo di essere pronto ad accettarlo. Per questo mi piacerebbe raccogliere la sua eredità di persona che guarda al mondo con disincanto, ironia e anche un po’ di disprezzo, consapevole di essere migliore di tanti, tanti altri. Senza superbia. Semplicemente basandosi sui fatti.
Ciao, Zio Maurizio, ti ho voluto e ti voglio un gran bene. E a fanculo tutti. Gli arrosticini di filetto rimangono nella storia dell’uomo, e soprattutto chi incaricavi di farli, dall’alto dell’autorità che ti sei costruito con tanta fatica e tanto carisma.